Sviluppata parallelamente al nascere delle criptovalute, la tecnologia delle blockchain trova oggi spazio in campo finanziario, sanitario e, più di recente, nei settori agroalimentare e vitivinicolo. Qui, in particolare, consente a chiunque necessiti di informazioni certificate e non modificabili, di seguire i passaggi di ogni prodotto dall’origine al punto vendita e di conoscere fatti e curiosità. Il tutto, eseguendo la scansione tramite smartphone del QR Code in etichetta. La tecnologia, applicata al vino, permette per esempio di risalire alla “storia vera” di ogni bottiglia, dalla vite e data di raccolta dell’uva al momento in cui si decide di acquistarla. L’opportunità è stata colta da alcune aziende italiane le quali sono diventate le prime al mondo ad adottare, con i loro prodotti di punta, la tecnologia delle blockchain.

Le prime tre cantine

Le cantine pioniere, appartenenti ad aree produttive di assoluta eccellenza del territorio italiano, sono tre: Ricci Curbastro della Franciacorta, la toscana Ruffino e la pugliese Torrevento. Tutte e tre hanno deciso di affidarsi alla soluzione di digital assurance My Story proposta dall’ente di certificazione Dnv GL in quanto capace di fornire ai consumatori un’ottima quantità di informazioni sul prodotto e con un alto grado di accuratezza. Più nel dettaglio, i vini già presenti sul mercato che possono vantare una “storia narrata” sono: il Santella Del Gröm Curtefranca Rosso D.O.C. 2013 della cantina Ricci Curbastro in Franciacorta; il Riserva Ducale Oro Chianti Classico Gran Selezione D.O.C.G. 2014 della cantina toscana Ruffino; il Veritas Castel del Monte Bombino Nero Rosato D.O.C.G. 2017 della cantina Torrevento in Puglia.

È tutto nel QR Code

Per ottenere le informazioni di cui necessitano, i consumatori dovranno inquadrare con lo smartphone il QR Code presente sull’etichetta del vino che intendono acquistare. Scansionando per esempio il codice applicato a una bottiglia di Santella Del Gröm dell’azienda Ricci Curbastro, si legge che quella bottiglia è una delle 6.580 imbottigliate il 29 dicembre 2016. Inquadrando invece l’etichetta del rosato Veritas Castel del Monte, si scopre, nella sezione “Fatti e Info”, che il vitigno Bombino Nero, coltivato sulle colline della Murgia nord barese, è talmente vocato alla produzione di vini rosati da aver meritato (primo e unico in Italia) la certificazione D.O.C.G. a partire dal 2011 e che, per i vini imbottigliati il giorno 25 gennaio 2018, la data di consumo ideale cade tra gennaio 2018 e giugno 2019.
Infine, dal QR Code apposto sulla bottiglia di Riserva Ducale Oro di Ruffino si deriva, fra le altre, l’informazione che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento “Tre Bicchieri” dal Gambero Rosso.

Il consenso degli esperti

L’implementazione della tecnologia delle blockchain in ambito vitivinicolo, quale servizio a vantaggio del consumatore finale, è stata accolta con favore da Federdoc, Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la Tutela delle Denominazioni dei Vini Italiani, che rappresenta il 70% della produzione vitivinicola del nostro Paese. Valoritalia, società impegnata nelle attività di controllo sui vini D.O.C.G. e I.G.T., ha dal canto suo deciso, per supportare il progetto, di mettere a disposizione i dati acquisiti durante le proprie attività di ispezione. «Sfruttando la blockchain – conclude Luca Crisciotti, Ceo di Dnv GL Business Assurance – stiamo rivoluzionando il mondo della certificazione, portando i risultati delle nostre attività di verifica direttamente al consumatore».